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Vlado Vesselinov

Nato nel 1977 a Kyustendil (Bulgaria), Vlado Vesselinov vive e lavora a Kyustendil. Ha studiato arte presso il Rilski Pedagogical College in Dupnitsa ed ha esposto in Bulgaria, Italia, Israele, Serbia e Polonia.

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L’arte di Vlado Vesselinov si ispira alla storia della televisione, del cinema e della performance americana, con un forte richiamo alla vita domestica, alla moda, allo sport e alla pubblicità. Il suo lavoro fonde provocazione pop e critica sociale, incarnando eroi stereotipati con ironia e nostalgia. La pittura è caratterizzata da texture visibili, simili a pagine strappate da vecchie riviste di moda, con colori vibranti che richiamano le copertine dei dischi psichedelici degli anni ’60, evocando atmosfere vintage e cinematografiche.

Lidia Bachis

Lidia Bachis sviluppa da anni una ricerca riconoscibile e coerente, in equilibrio tra pop art e suggestioni street, capace di coniugare forza visiva, eleganza formale e una sottile tensione narrativa. Il suo linguaggio è immediato e iconico, ma mai superficiale: figure femminili, scritte, teschi, animali simbolici, colori accesi e contrasti decisi costruiscono immagini che colpiscono al primo sguardo e continuano a interrogare nel tempo.

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Le sue protagoniste sono eroine pop, donne comuni o personaggi provenienti dall’immaginario collettivo e fumettistico, sospese tra fragilità e potenza. Accanto a loro compaiono gatti neri inquietanti, cani da guardia, dobermann che attraversano la superficie pittorica come presenze vigili e minacciose, creando situazioni di tensione e di pericolo controllato. È un universo visivo in cui l’ironia convive con l’ombra, e la leggerezza pop si intreccia a una riflessione più profonda sull’identità, sul male e sulle dinamiche del potere.

La pittura di Bachis si muove con disinvoltura tra figurazione e simbolo, tra cultura alta e cultura popolare, mantenendo sempre uno stile raffinato, seduttivo e riconoscibile. Ogni opera è costruita con attenzione compositiva e cromatica, dando vita a immagini forti, accattivanti, capaci di dialogare con lo spazio contemporaneo senza rinunciare a una forte personalità autoriale.

Lidia Bachis è nata a Roma nel 1969. Dopo aver vinto la borsa di studio presso la Scuola di Arte della Medaglia dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, dove ha lavorato per alcuni anni, ha scelto di dedicarsi interamente all’arte.

Ha partecipato alla Biennale di Venezia nel 2011 e nel 2013. Tra le mostre istituzionali si ricordano Woman as Philosopher. From thought to communication (Commissione Europea, Bruxelles – Tour Madou) e Fragile (Conference Center, Commissione Europea, Lussemburgo).

Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e museali, tra cui la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Arezzo, il Museo Internazionale delle Donne nell’Arte di Scontrone (L’Aquila), il Museo d’Arte Statale di Novosibirsk e il Maui – Museo d’Arte Contemporanea di Teano (Caserta).

Tra le mostre personali si ricordano Afterdark (2011) e We are here (2012) presso Galleria Melograno; Anatomie of the Faith (2015) nella chiesa di Santa Maria della Salute a Viterbo; Better to eat you (2016); Mirabilia e altri paesaggi (2018).
Nel 2021 presenta La Commedia Noire presso il Palagio Fiorentino di Pratovecchio per il 700º anniversario della morte di Dante Alighieri e L’estetica del male alla Galleria Cervo Volante di Roma.
Nel 2022 è alla galleria FormaPop di Roma con Dark Bedtime Stories.
Nel 2025 presenta a Siena la personale La Mossa del Cavallo.

Tra i libri, oltre a Altre identità – Altre forme di identità culturali e pubbliche, si ricordano Candy Candy, l’eroina di una generazione, Angeli e arcangeli. Viaggio nei cieli danteschi e My Home.

Massimo Falsetti

Massimo Falsetti (Roma, 1955)

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Cresce a San Domenico di Fiesole, dove si avvicina precocemente alla pittura, guidato dalla madre e dalla zia, allieve di Pietro Annigoni. In questo contesto entra in contatto con artisti come Antonio Bueno, Sergio Scatizzi, Pietro Annigoni e Nelusco Sarti, che frequentano l’ambiente familiare e contribuiscono alla sua formazione.

Dotato fin da giovanissimo di una notevole abilità tecnica, si distingue nella realizzazione di copie d’autore, ambito nel quale collabora anche con gallerie americane. Trasferitosi a Roma, entra in contatto con la Pop Art italiana, rimanendone profondamente affascinato: da qui nasce l’esigenza di sviluppare una produzione personale, svincolata dall’esercizio della copia.

La sua pittura si orienta verso un linguaggio diretto e cromaticamente acceso, realizzato prevalentemente con acrilici e smalti, spesso su formati di medie e grandi dimensioni.

Federico Santini

Federico Santini nasce a Siena nel 1986 e vive a Certaldo, in provincia di Firenze. Dopo il diploma al Liceo Artistico Statale di Siena, prosegue la sua formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze.

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Artista vicino al linguaggio della street art, Santini sviluppa una poetica personale che si distingue per un approccio morbido, narrativo e fortemente cromatico, lontano dalle asperità più dure del graffiti writing. Il suo stile, riconducibile a un pop contemporaneo dal tono delicato e sognante, si caratterizza per colori smorzati, superfici vellutate e un immaginario tenero e ironico.

Attivo nel contesto urbano, ha collaborato con importanti protagonisti dell’arte di strada ed è membro di alcune delle più rilevanti crew italiane, tra Firenze e Milano.
Il suo lavoro attinge al mondo dell’onirico e della mitologia personale, dando vita a figure ibride, chimere e visioni sospese tra reale e immaginario. Le opere invitano lo spettatore a entrare in una dimensione alterata ma accogliente, dove sogno, memoria e fantasia si fondono in un racconto visivo intimo e accessibile.

Vincenzo Marino

Vincenzo Marino è nato a Napoli e vive a Genova, città nella quale è cresciuto e che oggi rappresenta il suo punto di riferimento creativo. Autodidatta, disegna e sperimenta con i colori fin da bambino, dando forma a un linguaggio espressivo personale e in continua evoluzione.

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Il suo stile affonda le radici nel mondo del fumetto e della cultura pop, ma si distingue per un taglio fortemente ironico e una spiccata capacità di osservazione della realtà. Le sue opere sono uno specchio spietato — e al tempo stesso giocoso — della società contemporanea, attraversate da un umorismo sottile che riesce a toccare temi profondi senza mai perdere leggerezza.

Con tratti netti e colori vivaci, Marino costruisce immagini accattivanti che colpiscono al primo sguardo, ma che sanno anche suggerire riflessioni più ampie. Il sarcasmo e l’ironia sono i suoi strumenti di lettura del presente, usati non per deridere, ma per svelare, smascherare, talvolta consolare. Il suo lavoro invita l’osservatore a guardare il mondo con occhi nuovi, attraverso il filtro di un sorriso che disinnesca e illumina.

Giuseppe Trentacoste

Giuseppe Trentacoste

Giuseppe Trentacoste (Firenze, 1977) sviluppa una personale ricerca sulla materia e sulla memoria degli oggetti, concentrandosi da oltre vent’anni su una tecnica che definisce “tela piegata”. La sua opera nasce dal gesto semplice ma profondamente simbolico del piegare sacchi di juta, in precedenza utilizzati per contenere caffè, tabacco o cacao. Materiali di scarto, impregnati di storia e di viaggi, diventano così protagonisti di un linguaggio che unisce arte povera, rilievo scultoreo e pittura.

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«La mia tecnica – spiega l’artista – è basata sull’utilizzo di sacchi di juta che, in precedenza, contenevano caffè, tabacco o cacao. Piegando questi sacchi, che recupero presso torrefazioni locali o grazie ad amici che tornano da viaggi all’estero, creo bassorilievi. Attraverso la manualità e le diverse piegature, che non seguono una precisa logica, faccio in modo che i timbri di provenienza rimangano in vista, cosicché il fruitore della mia opera possa conoscere il vissuto e il percorso del sacco. Infatti, esso stesso è, per me, veicolo e opera d’arte, strumento e risultato: il sacco ha una sua memoria e una sua storia, così come tutti gli oggetti».

Il processo è complesso e in continua evoluzione dal 2005. I sacchi vengono piegati più volte, intelaiati, trattati con resine, colle e colori acrilici per raggiungere una compattezza e una rigidità pari a quella della plastica, pur restando internamente vuoti e leggeri. La juta, materiale povero e ruvido, rinasce in nuove forme: da semplice contenitore diventa superficie viva, trama pulsante di una narrazione visiva che conserva i segni del proprio passato.

L’uso del sacco di juta e dell’imbottitura conferisce all’opera una tridimensionalità grezza, fatta di materiali umili che contrastano con la forza visiva e concettuale del soggetto. In molti lavori di Trentacoste, la materia diventa teatro di un immaginario ironico e surreale: figure, simboli e personaggi del mondo pop e infantile emergono dal rilievo come apparizioni giocose, capaci di trasformare l’oggetto in un racconto corale.

Attraverso la “tela piegata”, Trentacoste trasforma la memoria del materiale in linguaggio poetico. Ogni piega è un respiro, ogni trama un percorso. Nella sua ricerca si intrecciano sostenibilità, recupero e libertà espressiva: il sacco conserva la sua voce originaria ma parla un linguaggio nuovo, quello dell’arte che sa vedere oltre la superficie delle cose.

Lillo Ciaola

Lillo Ciaola – Ironia e leggerezza nell’arte digitale

Lillo Ciaola, nato a Caltanissetta nel 1986, porta nella sua arte digitale un’ironia intelligente e pungente che intreccia storia, mito e attualità. Le sue immagini, frizzanti e argute, si muovono tra citazione colta e intuizione pop, restituendo con leggerezza una riflessione profonda sulla natura umana. In ogni composizione si percepisce il piacere del gioco visivo e della battuta sottile, ma anche la consapevolezza di chi utilizza la cultura come strumento di dialogo e di libertà.

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L’artista costruisce universi surreali dove personaggi e simboli del passato si incontrano con quelli del presente, dando vita a una commedia visiva che mescola ironia, poesia e senso critico. Il suo linguaggio, diretto e accessibile, trasforma la storia dell’arte in un teatro contemporaneo dove tutto può accadere: figure celebri si ritrovano in situazioni improbabili, mentre elementi naturali e architettonici diventano parte del racconto.

Ciaola usa la tecnica digitale come un pennello moderno, capace di combinare nitidezza e matericità, ironia e bellezza. La stampa su carta di pregio restituisce alle sue opere un’eleganza tattile, in contrasto con la loro natura giocosa e provocatoria. L’artista non si limita a reinterpretare: reimmagina, spiazza, invita lo spettatore a guardare con occhi nuovi immagini che sembravano già note, rivelando in esse nuove possibilità di lettura e di sorriso.

Nel suo lavoro convivono il bello e il brutto, la cultura alta e la quotidianità, in un “fritto misto” di suggestioni che stimola curiosità e buonumore. Così, l’arte di Lillo Ciaola diventa un esercizio di leggerezza consapevole: un modo per raccontare la complessità del nostro tempo attraverso la sorpresa, la risata e la libertà del pensiero creativo.

Manuela Balma

Dolls – Tra Pop Art e ironia contemporanea

Fin da bambina, l’artista ha manifestato una vocazione spontanea per la pittura e l’illustrazione, elaborando con matite e gessetti figure dei protagonisti dei cartoni animati. Questi primi esercizi naïf contenevano già i semi di quella che sarebbe diventata una passione matura e consapevole per la Pop Art, con una cifra stilistica personale e immediatamente riconoscibile.

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Negli anni ’90, l’incontro con il mondo dei graffiti e dei writers ha arricchito il suo linguaggio visivo, fornendo strumenti espressivi dinamici e urbani, che si sarebbero integrati perfettamente con i riferimenti pop che studiava durante l’università. Lo studio approfondito dei maestri della Pop Art ha confermato e consolidato la sua inclinazione artistica, spingendola a sviluppare un progetto coerente, oggi noto come Dolls.

Il progetto ruota attorno alla rappresentazione di figure femminili – bambole contemporanee – caratterizzate da un tratto semplice, essenziale e fumettistico. Le sue opere combinano colori accesi e contrasti decisi, generando una tensione tra innocenza e provocazione, tra oggetto e soggetto, tra iconografia pop e riflessione critica. Ogni “doll” diventa così un veicolo di comunicazione sull’esasperazione dell’immagine, sulla mistificazione della bellezza e sui miti della società dei consumi.

L’artista predilige l’acrilico come medium principale, applicato su tela e su supporti diversi, accompagnato da sperimentazioni multimediali e cinematografiche. Un esempio significativo è la collaborazione con lo studio Enarmonia di Torino (2004-2006), che le ha permesso di esplorare il linguaggio dell’animazione e di rafforzare ulteriormente la sintesi tra pittura e racconto visivo.

La forza delle Dolls non risiede solo nella tecnica, ma nella capacità di parlare di temi contemporanei attraverso un linguaggio immediato, visivamente seducente e al tempo stesso inquietante. Ogni figura invita a riflettere sul ruolo dell’immagine nella società moderna, sulle contraddizioni tra apparenza e identità e sulla cultura del consumo estetico.

Oggi, la produzione dell’artista è un mix di tradizione pop e sperimentazione contemporanea, in cui la leggerezza del tratto e l’ironia convivono con riflessioni più profonde, offrendo allo spettatore un’esperienza estetica e critica insieme. Il progetto Dolls si conferma come una proposta originale e riconoscibile nel panorama artistico contemporaneo, capace di parlare a un pubblico ampio e internazionale.

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