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Diego Magliani

Diego Magliani nasce a Livorno il 30 marzo 1970. Pittore e scrittore, artista eclettico e istintivo, vive e lavora nella sua città, dove – come ama dire – “lavora per mangiare e dipinge per vivere”. Disegna da sempre: da quando gli hanno messo una matita in mano non l’ha più lasciata, portandola con sé persino nel sonno, come strumento per colorare i sogni di notti brevi e inquietamente creative.

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La sua pittura è esplosiva, diretta, attraversata da colori forti e insoliti. Al centro della sua ricerca c’è spesso il mondo femminile, esplorato senza compiacimenti né stereotipi: figure nere dai grandi occhi, atmosfere burlesque, accenni al bondage, ironia graffiante e una sensualità mai decorativa. Le donne di Magliani sono potenti, autonome, ambigue, capaci di guardare lo spettatore senza chiedere permesso.

Con la stessa incisività delle sue vignette sferzanti, Magliani affila lo sguardo pittorico e narrativo, muovendosi tra provocazione e delicatezza, tra immaginario pop e introspezione. Il suo lavoro restituisce un femminile autentico, libero, imperfetto e vitale, in cui la pittura diventa un atto necessario, quasi fisiologico, per restare vivo.

Cesare Braccini

Cesare Braccini: Il Poeta dei Paesaggi Livornesi

Cesare Braccini, spentosi nel 2025 all’età di 83 anni.

Pittore capace di trasformare la memoria visiva della sua città in un racconto pittorico intriso di poesia e delicatezza. Con la sua tavolozza morbida e luminosa, Braccini ha saputo restituire l’anima dei luoghi che lo hanno visto nascere e crescere, imprimendo sulla tela le sfumature più autentiche della Livorno di ieri e di oggi.

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La sua pittura figurativa si inserisce nella tradizione labronica, ricollegandosi ai grandi maestri del passato, ma con uno stile personale inconfondibile. I suoi paesaggi, sia quelli campestri che quelli marini, sono finestre aperte su un mondo intriso di ricordi e nostalgia. Guardando le sue opere si ha la sensazione di sfogliare un album di memoria collettiva, in cui la natura si offre in tutte le stagioni: la primavera fiorita, l’autunno dalle calde tonalità dorate, l’inverno silenzioso e ovattato.

Anche il mare, elemento imprescindibile dell’identità livornese, trova nelle tele di Braccini un interprete sensibile e attento. Le sue vedute costiere trasmettono la quiete di un porto sicuro, il fascino delle barche a riposo al tramonto, la promessa di un viaggio che si prepara tra reti e vele pronte per prendere il largo.

Ma non solo paesaggi: la sua pittura ha immortalato gli angoli più caratteristici di Livorno, dai bastioni della Fortezza Nuova alle strade dell’Ardenza e di San Jacopo, dove nacque e trascorse l’infanzia. Sono luoghi intrisi di luce e di malinconia, raccontati con un affetto che traspare da ogni pennellata, quasi a voler custodire le atmosfere di una città in continua evoluzione, senza disperdere il suo spirito autentico.

Nonostante le esperienze di vita fuori dalla Toscana, in città del nord Italia segnate dal grigiore industriale e dal ritmo frenetico, Braccini non ha mai smesso di portare con sé il calore della sua terra, traducendolo in opere che trasmettono serenità e armonia. Il suo sguardo artistico ha sempre evitato toni drammatici o inquieti: non troveremo nelle sue tele cieli tempestosi o paesaggi caotici, ma piuttosto un mondo pacifico e accogliente, specchio di un’anima gentile e riflessiva.

Con la sua scomparsa, Livorno perde non solo un pittore, ma un testimone visivo della sua bellezza e della sua storia. Le sue opere continueranno a raccontare il fascino della città e dei suoi dintorni, come pagine dipinte di un libro senza tempo, capaci di trasmettere emozioni e di farci sentire, ancora una volta, a casa.

Maria Teresa Majoli, febbraio 2025

Sergio Raugi

Sergio Raugi (Livorno, 1936 – 2013), anche conosciuto come Serghiej, è stato un pittore livornese particolarmente noto per la sua passione per il circo. È stato definito il “pittore del circo”, perché nelle sue tele spesso compaiono clown e figure circensi, interpretate con sensibilità e vivacità narrativa.

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La pittura di Raugi unisce sensibilità figurativa e un tratto intimo: le sue figure di clown e artisti circensi sono ritratte con calore umano, mai caricaturale, mentre i paesaggi che dipinge — come marine o scene di vita — mostrano pennellate materiche e cromie evocative. Le sue tele raccontano un mondo di leggerezza e malinconia insieme, in cui la vita di scena e la realtà si mescolano.

Franco Biondi

Franco Biondi (Livorno, 1932 – 1987) è stato un pittore figurativo appartenente alla tradizione livornese post-macchiaiola. La sua pittura unisce la sensibilità per la luce e il colore tipica della scuola labronica con un’attenzione al dettaglio e alla composizione.

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Oltre alle nature morte, spesso cariche di simbolismo e di atmosfere intime, Biondi ha dipinto mari poetici, paesaggi e soggetti classici, reinterpretando con delicatezza e originalità i temi della tradizione. Le sue opere mostrano un equilibrio tra osservazione realistica e un senso poetico della realtà, capace di evocare emozioni silenziose e suggestioni naturali.

Le nature morte di Biondi, come quella con tre uccellini, cartucce rosse e gialle e foglie di castagna, raccontano stagioni, rituali e la vita quotidiana con una sensibilità pittorica che va oltre il mero dettaglio, trasformando oggetti e animali in protagonisti di una piccola narrazione visiva.

Federico Cresci

Federico Cresci (Livorno, 1941 – 2022) è stato un pittore dalla profonda sensibilità, capace di trasformare la realtà quotidiana in visione poetica.

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La sua pittura figurativa, caratterizzata da una tavolozza limpida e da un tratto morbido e misurato, si muove tra paesaggi e nature morte, fiori e marine, scogliere e oggetti sospesi in atmosfere intime e silenziose.
Cresci ha saputo restituire alla pittura la dimensione del sogno, lasciando affiorare dietro ogni composizione un mondo interiore fatto di ricordi, desideri e contemplazione. Le sue nature morte non sono semplici studi di forma e luce, ma veri racconti visivi in cui il tempo sembra fermarsi, mentre i paesaggi e i soggetti onirici suggeriscono un significato nascosto, un dialogo segreto tra realtà e immaginazione.
La sua opera, sospesa tra tradizione e lirismo personale, continua a emozionare per la capacità di evocare, con pochi elementi essenziali, la poesia delle cose semplici e l’incanto del quotidiano trasfigurato.

Roberto Becherucci

La pittura di Becherucci nasce sempre dal vero, da quella pratica en plein air che in tempi odierni è ormai rara, ma che restituisce una forza e una freschezza impossibili da ricreare in studio. La sua è un’esperienza diretta con il paesaggio, vissuta tra vento, luce e salsedine, che diventa linguaggio pittorico immediato, vibrante e autentico.

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Artista profondamente legato al territorio, Roberto Becherucci vive e lavora a Livorno. La sua pittura si inserisce nella tradizione labronica, rinnovandola con uno stile personale e contemporaneo. Formatosi accanto ad alcuni maestri della scuola livornese, ha saputo sviluppare una voce autonoma, capace di raccontare il paesaggio urbano e marino con una tavolozza ricca e sorprendente, che alterna delicate armonie a esplosioni di luce.

Ogni suo quadro è un atto d’amore verso la terra toscana e livornese: autentico, energico e appassionato. Nel tramonto allo Scoglio della Regina si ritrovano insieme la memoria storica, il dialogo con la tradizione pittorica e l’inconfondibile segno dell’artista, che restituisce al nostro sguardo non solo un luogo, ma un’emozione viva, vibrante, che ci appartiene.

Maria Teresa Majoli, agosto 2025

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