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Paolo Fidanzi

Paolo Fidanzi nasce a Pomarance (Pisa) nel 1957 e vive e lavora a Volterra. Medico, psicologo e psicoterapeuta, ha affiancato per tutta la vita l’attività clinica a una profonda e costante ricerca artistica e culturale, muovendosi tra poesia, pittura e riflessione sul sociale.

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Nel 1982 pubblica il suo primo libro di poesie, Il Desiderio di Vivere (Ed. Gabrieli, Roma), segnando l’inizio di un percorso letterario che lo vede protagonista attivo del dibattito poetico italiano. Negli anni Ottanta è cofondatore a Siena della rivista La Collina, edita dal Collettivo Arci Poesia, alla quale collaborano alcune tra le voci più autorevoli della poesia contemporanea, da Franco Fortini a Mario Luzi, da Valerio Magrelli a Milo De Angelis. Negli anni Novanta, come Assessore alla Cultura del Comune di Pomarance, promuove e finanzia Il Sillabario, foglio di poesia nato come supplemento della rivista La Comunità di Pomarance. Nel 2005 fonda insieme a Roberto Veracini la rivista Il Foglio di Poesia, tuttora punto di riferimento nel panorama poetico nazionale.

L’approdo alla pittura si inserisce naturalmente in questo percorso, come ulteriore strumento di indagine e di comunicazione. La pratica pittorica di Fidanzi nasce da una matrice poetica e da una profonda attenzione alla psicologia sociale: non come illustrazione del pensiero, ma come sua espansione visiva. La sua è un’arte refrattaria alle etichette, che attraversa figurazione e astrazione non lineare, mantenendo sempre centrale il rapporto tra segno e vuoto, colore e assenza di colore, luce e calore.

Le sue opere presentano spesso una frammentazione dell’immagine, chiamata a ricomporsi nello sguardo dell’osservatore. La dimensionalità può risultare autonoma, la prospettiva straniante, i colori velati da un bianco malinconico che introduce una sospensione emotiva. Rimandi al post-espressionismo, echi di futurismo e pop-art, richiami all’astrattismo informale convivono in una ricerca pittorica ampia e stratificata, capace di spaziare dalle vedute di ulivi alle nature morte simboliche, fino a composizioni astratte di forte intensità emotiva.

Per Paolo Fidanzi, poesia e pittura condividono la stessa urgenza: non un linguaggio descrittivo, ma una sintesi concentrata, intuitiva, capace di scuotere l’individuo dal torpore e dall’indifferenza. Un gesto artistico che si fa atto di ascolto e, al tempo stesso, di critica verso le dimenticanze e le storture del vivere sociale.

Oggi Fidanzi è una figura artistica consolidata, con studio e laboratorio a Volterra, dove porta avanti una ricerca pittorica autonoma e coerente, affiancata a un’attività espositiva costante.

Guido Guidi

Guido Guidi (1901–1998) è stato un pittore italiano legato alla scena artistica livornese e al Gruppo Labronico. Esordisce nel 1924 con Il Cenacolo degli Illusi e tiene numerose mostre personali nel corso della sua carriera, tra cui nel 1927, 1938, 1941 e 1957, esponendo in diverse città italiane e partecipando anche a collettive all’estero.
Espone al Palazzo delle Esposizioni di Roma e prende parte a importanti rassegne del Gruppo Labronico.

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Artista dal linguaggio immediatamente riconoscibile, Guidi sviluppa una pittura profondamente umana, rivolta in particolare ai temi sociali e alla vita delle classi più umili: saltimbanchi, sfrattati, mendicanti, figure colte nei refettori o ai margini della società. Accanto a questi soggetti, realizza anche scene militari, immagini sacre, giochi di ragazzi, nature floreali e paesaggi.

Nel corso del tempo gli vengono dedicate diverse monografie; viene presentato più volte dal critico Giovanni March e sostenuto dal collezionista Ugo Ughi. Le sue opere sono presenti in numerose collezioni private italiane e la Cassa di Risparmi di Livorno gli dedica un’importante monografia.

Vera Lowen

Vera Lowen è un’artista con oltre quarant’anni di esperienza, il cui lavoro si muove tra pittura su tessuto e acquarello. Nata come acquarellista e architetto di formazione, ha sviluppato negli anni una cifra stilistica personale, in cui tecnica e sensibilità si intrecciano per dare vita a opere dal forte impatto emotivo.

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I suoi lavori esplorano la condizione umana, trasformando fragilità ed emozioni in immagini sospese tra memoria, speranza e rinascita. Negli ultimi anni la sua ricerca si è sempre più orientata verso tematiche sociali, dove la pittura diventa uno strumento per osservare la realtà e stimolare riflessioni profonde sulla vita e sulla società.

Le opere di Vera Lowen sono realizzate su tessuti pregiati, come sete leggere e delicate, su cui ogni tratto è il frutto di un lungo percorso di studio e sperimentazione. Il processo creativo parte dall’ideazione su carta, passa attraverso schizzi ad acquarello e infine si trasferisce sul tessuto, dando vita a composizioni leggiadre e preziose, dove colore, luce e materia dialogano con lo spettatore.

Fiori, elementi naturali e oggetti quotidiani diventano simboli di resilienza, bellezza e rinascita. In questa prospettiva, la pittura di Vera Lowen non è solo estetica, ma anche un veicolo di riflessione e partecipazione: ogni opera invita chi osserva a confrontarsi con sé stesso, a ritrovare armonia e speranza in un mondo sempre più complesso.

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