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Geraldine Gioia

Geraldine Gioia è un’artista autodidatta che ha scelto uno strumento semplice e quotidiano – la penna Bic – per trasformarlo in un mezzo espressivo sorprendente, capace di precisione, profondità e immaginazione. La sua ricerca nasce da un gesto istintivo, diretto, che non concede ripensamenti: ogni linea è definitiva, ogni tratto è un atto di coraggio. Ed è proprio in questa immediatezza che risiede la forza della sua arte.

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Le sue opere uniscono due mondi apparentemente lontani: l’immaginario fantasy e i luoghi reali della sua città. Figure come la viandante, la principessa dei draghi o la guerriera non vivono in territori inventati, ma si muovono tra architetture familiari, piazze, campanili, scorci riconoscibili. È come se il fantastico scendesse nella quotidianità, illuminandola di mistero e trasformandola in un territorio narrativo. Questo accostamento, ironico ma mai superficiale, rende il suo lavoro profondamente contemporaneo: un dialogo tra ciò che siamo e ciò che sogniamo.

Il tratto di Geraldine è deciso, preciso, controllato. Le sue linee costruiscono volti, armature, creature, paesaggi con una sicurezza che sorprende, soprattutto considerando la natura “povera” dello strumento. La penna diventa materia, chiaroscuro, atmosfera. Ogni dettaglio è calibrato, ogni ombra è costruita con pazienza e ritmo, fino a ottenere immagini dense, vibranti, quasi scolpite.

La sua arte parla di viaggio, di identità, di forza interiore. Le figure femminili che popolano i suoi lavori non sono mai decorative: sono presenze, simboli, archetipi che attraversano mondi reali e immaginari con la stessa naturalezza. Geraldine Gioia porta il fantasy nel presente, e il presente nel fantasy, creando un linguaggio personale, riconoscibile e affascinante, dove la penna Bic diventa strumento di poesia visiva.

Maria Teresa Majoli

Lucio Pintaldi

Lucio Pintaldi, nato a Noto (SR) il 13 dicembre 1982, consegue il diploma di Maestro d’Arte in Decorazione Pittorica presso l’Istituto Statale d’Arte della sua città natale. Fin dagli esordi si inserisce con continuità nel panorama dell’arte contemporanea, partecipando a mostre ed eventi culturali in Italia e all’estero.

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La sua ricerca artistica riflette una dimensione profondamente personale: un universo istintivo, dinamico, attraversato da tensioni e contrasti che rispecchiano la complessità del tempo presente. Le sue opere si distinguono per un uso energico del colore e per una gestualità che trasforma la materia in racconto emotivo.

Sperimenta tecniche e supporti differenti – tela, legno, cartone, plastica, vetro – dando vita a composizioni che oscillano tra astrazione e figurazione. Accanto alla pittura, coltiva con interesse la fotografia, la Mail Art, il Libro d’Artista e pratiche di riciclo creativo, attraverso l’impiego di materiali di recupero che acquistano nuova dignità espressiva.

Parallelamente sviluppa una lunga esperienza nell’ambito dell’arte effimera. Da oltre vent’anni realizza bozzetti e quadri infiorati in numerose città italiane e internazionali, tra cui Milano, Tel Aviv, Gerusalemme, Barcellona, Roma, La Garriga e in Giappone, affermandosi come Maestro nell’arte dell’Infiorata. Tra le esperienze di rilievo si annovera la partecipazione all’evento Alta Gioielleria di Dolce&Gabbana a Palma di Montechiaro.

Nel 2011 è tra i fondatori dell’Associazione Culturale “Petali d’Arte”, di cui è Presidente, promuovendo iniziative dedicate alla valorizzazione e alla diffusione del patrimonio culturale, materiale e immateriale.

Particolarmente attivo nei movimenti della Mail Art e del Libro d’Artista, conduce laboratori creativi rivolti a pubblici eterogenei e collabora con istituti scolastici di ogni ordine e grado. Dal 2014 è ideatore e curatore della Mostra Internazionale del Libro d’Artista di Noto, appuntamento annuale che accoglie artisti da tutto il mondo e contribuisce ad arricchire l’Archivio del Libro d’Artista, di cui è curatore e conservatore.

Lucia Artesi

Lucia Artesi – delicatezza e modernità nel tratto pastello

Lucia Artesi ha vissuto a lungo la dimensione dell’arte attraverso gli occhi altrui, lavorando come modella negli studi artistici e in video clip, prestando il suo corpo e la sua presenza alla creazione di opere altrui. Questa esperienza le ha permesso di entrare in contatto con linguaggi e sperimentazioni diverse, affinando uno sguardo sensibile e una comprensione profonda del gesto artistico.

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Oggi Lucia si esprime con il disegno a pastello su carta ruvida, sviluppando una poetica personale che unisce la classicità della composizione a una sensibilità contemporanea. I suoi soggetti, pur strutturati secondo canoni classici, parlano di una visione del mondo giovane, fresca e accattivante.

Il tratto di Lucia è elegante, sciolto e fluido, mentre i colori delicati trasmettono una calma e una pacatezza che riflettono il suo approccio meditato all’ispirazione. Ogni disegno è un piccolo equilibrio tra precisione e leggerezza, tra armonia compositiva e libertà espressiva, capace di catturare lo sguardo e di comunicare immediatamente emozione.

Con i suoi pastelli, Lucia Artesi conferma un talento originale e raffinato, capace di fondere tradizione e contemporaneità in opere che parlano di armonia, delicatezza e freschezza visiva.

 

Glenda Tinti

Glenda Tinti è una giovane artista di Prato. Ha studiato Storia dell’Arte ed è laureata in Beni Culturali. Scrittrice e illustratrice, collabora da alcuni anni con diverse gallerie d’arte ed espone i suoi lavori sia in Italia che all’estero.

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Il primo periodo del suo percorso artistico è stato caratterizzato da opere pittoriche in cui volti femminili dai grandi occhi indagano il mondo, riflettono su ciò che le circonda e si interrogano su ciò che sta oltre lo sguardo. Le sue fonti di ispirazione spaziano dal Surrealismo Pop al mondo del cinema, dando vita a immagini sospese tra immaginazione e introspezione.

Nelle opere attualmente presenti in galleria, Glenda Tinti lavora principalmente con l’acquerello. I soggetti — spesso animali, in particolare gatti — prendono forma su carta bianca o su pagine di libro, creando immagini leggere e poetiche, in cui il supporto diventa parte integrante del racconto visivo. La trasparenza dell’acquerello si unisce alla delicatezza del segno, dando vita a lavori intimi e narrativi.

Walter Movarelli

Nato a Livorno, Walter Movarelli ha frequentato la Libera Accademia “Trossi Uberti”, formandosi in un ambito pittorico legato alla tradizione del disegno e della pittura di scuola.

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La sua ricerca si sviluppa principalmente nella pittura a olio, con un’impostazione classica, misurata e consapevole. Nei paesaggi, negli scorci urbani e nei soggetti naturali e veristici — spesso legati a Livorno ma non solo — Movarelli adotta una tavolozza di colori naturali, mai eccessivi, costruendo immagini di grande equilibrio e delicatezza. Il tratto è attento, poetico e contemporaneo, lontano dalla pennellata rapida o gestuale: ogni opera nasce da uno studio composto, calibrato, in cui la forma e la luce dialogano con discrezione.

Accanto a questa produzione più realistica, l’artista esplora anche un filone fantasy e illustrativo, nel quale la sua creatività si espande liberamente. Qui il colore diventa più acceso e deciso, i soggetti si fanno visionari e immaginativi, pur mantenendo una pittura “liscia” e morbida, sempre controllata nella tecnica e nella resa formale.

In entrambe le direzioni, il lavoro di Walter Movarelli si distingue per una pittura silenziosa ma intensa, capace di unire rigore tecnico, sensibilità narrativa e una visione personale che attraversa il reale e l’immaginato con la stessa coerenza.

Luigi Piscopo

Luigi Piscopo esplora nella sua ricerca artistica le molteplici sfaccettature della natura umana, muovendosi con libertà tra ironia, gioco e una sottile vena macabra. La sua pittura si costruisce attraverso grandi schemi corali, popolati da figure e simboli che si intrecciano in composizioni dense e stratificate, dove nulla è mai puramente decorativo.

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Il simbolismo diventa per l’artista uno strumento privilegiato di osservazione lucida dell’umanità e delle sue contraddizioni. Piscopo non formula una critica morale o giudicante, ma propone uno sguardo attento e disincantato, capace di cogliere il paradosso, l’assurdo e il grottesco insiti nella quotidianità. La deformazione dei corpi, l’uso espressivo del colore e la forza del gesto pittorico contribuiscono a costruire narrazioni visive mai banali, cariche di tensione emotiva.

Il sarcasmo e la burla assumono un ruolo centrale nella sua poetica: non come semplice provocazione, ma come modalità di racconto e di presa di coscienza. L’osservazione sociale si trasforma così in una riflessione più ampia sull’agire umano, sui meccanismi collettivi e sulle dinamiche di potere, restituite attraverso immagini che disorientano e invitano alla riflessione.

L’arte di Luigi Piscopo è un’arte di impulso e sincerità, in cui l’armonia compositiva convive con una forza espressiva dirompente. Ogni opera diventa un campo di tensione tra equilibrio e caos, leggerezza e profondità, ironia e inquietudine, offrendo allo spettatore una visione intensa e consapevole della complessità dell’essere umano.

Serena Di Paola

Serena Di Paola nasce a Palermo nel 1986. Si forma presso l’Accademia di Belle Arti Abadir di San Martino delle Scale, dove consegue nel 2012 la laurea in Restauro pittorico con il massimo dei voti.

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La formazione nel restauro segna in modo profondo il suo percorso artistico: la conoscenza dei materiali, dei tempi di esecuzione e della stratificazione dell’immagine diventa parte integrante della sua pratica, orientandola verso una pittura di grande rigore tecnico e consapevolezza formale. Negli anni successivi alla laurea approfondisce in modo particolare l’uso della pittura a olio e dell’acquerello, affinando una cifra espressiva personale fondata su precisione, controllo e sensibilità luministica.

Nel 2013 viene selezionata tra i quaranta finalisti del Premio Arte Mondadori, esponendo l’opera Chi aspettiamo? presso la Permanente di Milano. Nel novembre 2017 partecipa alla Seconda Biennale Internazionale d’Arte e Cultura RomArt, a Roma, esponendo allo Stadio di Domiziano l’acquerello su carta Ballerina. Nel 2018 è tra gli artisti segnalati dalla giuria del premio La Quadrata.

La ricerca di Serena Di Paola si sviluppa attraverso due tecniche principali: olio su tela e acquerello su carta. Proprio l’acquerello, spesso declinato in grandi dimensioni, diventa il territorio privilegiato di una pittura iperrealista di straordinaria intensità visiva. I suoi soggetti sono tratti dal mondo esterno, in particolare dal contesto urbano: figure colte nella folla, presenze anonime eppure cariche di tensione narrativa, immerse in spazi quotidiani che diventano luoghi di osservazione silenziosa.

L’artista indaga il rapporto tra individuo e ambiente attraverso un attento gioco di contrasti cromatici, di luce e ombra, costruendo immagini di forte impatto emotivo. La precisione estrema del dettaglio non è mai fine a se stessa, ma diventa strumento per restituire fragilità, attesa e sospensione. Il segno, elegante e controllato, rivela una maestria tecnica rara, capace di coniugare potenza visiva e delicatezza, restituendo allo sguardo scene che colpiscono per nitidezza, equilibrio e intensità poetica.

Diego Magliani

Diego Magliani nasce a Livorno il 30 marzo 1970. Pittore e scrittore, artista eclettico e istintivo, vive e lavora nella sua città, dove – come ama dire – “lavora per mangiare e dipinge per vivere”. Disegna da sempre: da quando gli hanno messo una matita in mano non l’ha più lasciata, portandola con sé persino nel sonno, come strumento per colorare i sogni di notti brevi e inquietamente creative.

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La sua pittura è esplosiva, diretta, attraversata da colori forti e insoliti. Al centro della sua ricerca c’è spesso il mondo femminile, esplorato senza compiacimenti né stereotipi: figure nere dai grandi occhi, atmosfere burlesque, accenni al bondage, ironia graffiante e una sensualità mai decorativa. Le donne di Magliani sono potenti, autonome, ambigue, capaci di guardare lo spettatore senza chiedere permesso.

Con la stessa incisività delle sue vignette sferzanti, Magliani affila lo sguardo pittorico e narrativo, muovendosi tra provocazione e delicatezza, tra immaginario pop e introspezione. Il suo lavoro restituisce un femminile autentico, libero, imperfetto e vitale, in cui la pittura diventa un atto necessario, quasi fisiologico, per restare vivo.

Federico Santini

Federico Santini nasce a Siena nel 1986 e vive a Certaldo, in provincia di Firenze. Dopo il diploma al Liceo Artistico Statale di Siena, prosegue la sua formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze.

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Artista vicino al linguaggio della street art, Santini sviluppa una poetica personale che si distingue per un approccio morbido, narrativo e fortemente cromatico, lontano dalle asperità più dure del graffiti writing. Il suo stile, riconducibile a un pop contemporaneo dal tono delicato e sognante, si caratterizza per colori smorzati, superfici vellutate e un immaginario tenero e ironico.

Attivo nel contesto urbano, ha collaborato con importanti protagonisti dell’arte di strada ed è membro di alcune delle più rilevanti crew italiane, tra Firenze e Milano.
Il suo lavoro attinge al mondo dell’onirico e della mitologia personale, dando vita a figure ibride, chimere e visioni sospese tra reale e immaginario. Le opere invitano lo spettatore a entrare in una dimensione alterata ma accogliente, dove sogno, memoria e fantasia si fondono in un racconto visivo intimo e accessibile.

Mauro Molinari

Mauro Molinari è nato a Roma e vive e lavora a Velletri. La sua lunga ricerca artistica è contrassegnata da cicli diversi. Inizia con gli informali degli anni sessanta, per passare alle geometrie modulari degli anni settanta e ottanta.

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Negli anni novanta comincia a lavorare alla rielaborazione pittorica dei motivi tessili. Il ciclo dura più di quindici anni durante i quali nasce la collana di cataloghi editi in proprio “Orditi & Trame”, circa una ventina di 8 volumi a tiratura limitata con interventi d’artista. Nel 2000 in occasione del Giubileo, da vita al ciclo Stellae Errantes, sculture dipinte ispirate ai tessuti sacri. Dal 2008 sviluppa un ciclo pittorico dove è centrale la figurazione, che si pone come naturale evoluzione del suo percorso creativo. Nel 2011 ha creato la collana “I libri di Castello” (libri d’artista) esemplari unici con illustrazioni originali. Nel 2013 presenta “I  Messaggeri di  Mauro Molinari ”, 60 francobolli d’artista dal 1998 al 2013, presso lo Spazio Ophen Virtual Art Gallery di Salerno, presentato da Giovanni Bonanno. Negli ultimi tempi, oltre ai “Francobolli d’artista” e alle opere per “Nuvolari”, si dedica a raccontare la città e la sua caotica umanità. Ed ecco “Disidentità”, “Figure”, “Appunti”, “Motus”, “Congiunture”, “Borderline”, “Fisiognomica”, “Ragnatele”, “Quicksand” “Condominio”, “Luci della Città”, “Due città”, “La Città Condominio”.

Ha esposto in più di 400 mostre personali e collettive in musei e gallerie in Italia e all’estero, in luoghi ed eventi prestigiosi come ad esempio la  Quadriennale di Roma nel 1975. E’ presente su “Storia dell’Arte Italiana del ‘900”  Generazione anni quaranta a cura di Giorgio Di Genova, Edizioni BORA e sul Catalogo dell’Arte Moderna, Gli artisti italiani dal primo novecento a oggi, Editoriale Giorgio Mondadori. Si è avvalso dell’apprezzamento e della presentazione di noti critici. Sue opere sono in musei e collezioni pubbliche e private.

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