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Massimo Bernardi

Massimo Bernardi (Livorno, 1954) sviluppa una ricerca artistica fondata sul recupero e sulla trasformazione dello scarto, in particolare della plastica, materiale simbolo della società contemporanea. La sua pratica non si limita al riciclo inteso come riuso materiale, ma si estende a una riflessione più ampia sul concetto stesso di rifiuto: fisico, culturale, sociale.

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Attraverso l’uso di oggetti comuni, materiali industriali e icone popolari – dalla Gioconda ai pupazzetti Kinder – Bernardi costruisce opere immediatamente riconoscibili, capaci di instaurare un dialogo diretto con lo spettatore. L’ironia e la satira diventano strumenti critici per smascherare le apparenze e invitare a una lettura più profonda della realtà, dove ciò che è familiare viene ribaltato e caricato di nuovi significati.

Il linguaggio visivo di Bernardi si muove su un equilibrio calibrato tra forma, colore e composizione. Le tinte volutamente grezze, talvolta sporche o improbabili, non sono casuali ma sottolineano l’urgenza del messaggio e l’impegno etico che attraversa il suo lavoro. Lo “scherzo” visivo nasconde sempre un coinvolgimento morale, una presa di posizione consapevole.

Riciclare, per Massimo Bernardi, non significa recuperare il massimo a costo zero, ma valorizzare al meglio ciò che è stato scartato, inventando senso e bellezza dove sembrava non essercene più. In questa identificazione con il rifiuto, l’artista rifiuta a sua volta l’idea di una fine definitiva, trasformando lo scarto in un’opera che sfida il tempo e conserva vitalità.

Dal 2016 al 2022 partecipa con Il Melograno Art Gallery a fiere nazionali e internazionali tra cui ArteGenova, ArtePadova, Affordable Art Fair Milano, Art3f Cannes, Art Shopping Paris e Step Art Fair Milano Scultura.

Paola Magrini

Paola Magrini nasce a Fucecchio (Fi) nel 1960.

Si diploma in Pittura all’ Accademia di Belle Arti di Firenze nel 1985. La prima mostra è del 1982 nella Sala del Comune di Empoli; da allora ha eseguito varie esposizioni collettive e personali, ha partecipato a rassegne ottenendo premi e segnalazioni. Insegna Arte e Immagine.

Nel tempo si sviluppano vari filoni tematici. La donna assume un ruolo importante in una serie di pitture ricche di simboli, di richiami, di contrasti di colore, vicine alla pop art, delicata e forte allo stesso tempo. Il racconto si sviluppa in un intrico di fiori, rami, oggetti simbolici, animali esotici. Composizioni attraenti e accattivanti dal significato tutto da scoprire.

I lavori realizzati negli ultimi tempi fanno parte del ciclo

“L’alibi del cerchio”

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Il lavoro di Paola Magrini si muove attorno a un linguaggio essenziale e meditativo, in cui il cerchio diventa elemento centrale e simbolico. Le sue opere, diverse per dimensioni e tecniche, costruiscono un universo coerente fatto di equilibrio, silenzio e poesia della materia.

Nei grandi dipinti, come quelli appartenenti alla serie L’alibi del cerchio, superfici cromatiche stratificate si aprono a variazioni tonali delicate, attraversate da segni in oro e argento. Il cerchio emerge come forma archetipica e rassicurante, luogo di perfezione e di eterno ritorno, ma anche rifugio emotivo e razionale.

Accanto ai lavori su tela, Paola Magrini realizza piccole opere su carta, gli eserciziari, caratterizzate da sovrapposizioni cromatiche leggere e da un dialogo intimo tra cerchi di diverse dimensioni. In questi lavori la semplicità formale si trasforma in complessità poetica, invitando alla contemplazione e all’ascolto.

I libri d’artista completano la sua ricerca: oggetti preziosi in cui parola e immagine si intrecciano. Frasi evocative in copertina e pagine che si svelano solo parzialmente accompagnano il lettore in un percorso fatto di attese, intuizioni e riflessioni intime.

L’arte di Paola Magrini invita a rallentare, a osservare, a ritrovare armonia nel gesto misurato e nella perfezione imperfetta del cerchio.

Graziano Dovichi

Graziano Dovichi è nato a Lucca il 22 Gennaio 1958.

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Nel corso degli anni si è cimentato in varie discipline artistiche; le sue opere raccolte per cicli, esprimono sempre concetti, aspetti di vita quotidiana: messaggi.
La sperimentazione, in questo artista, è una costante, sia nei materiali usati per realizzare l’opera, sia nel contenuto, il quale rivolge l’attenzione ai temi più disparati.
Il tutto si sussegue armoniosamente, per poi approdare negli ultimi anni ad un disegno più intimo che ricorda l’opera pascoliana.

 “Ultimamente il mio lavoro in una parola sola è riflessione. Cerco di dare importanza a piccole scene quotidiane fatte di poco ma che personalmente mi danno serenità… come un insetto che svolazza su un fiorellino spontaneo.”

Pezzi di storia, pezzi della nostra vita, del quotidiano, dove la Mosca si posa importuna per scuriosare, o semplicemente perchè usa il primo posto utile per piazzarsi, indiscreta, sfacciata, violentemente invadente, senza riguardo per i nostri sentimenti ,totalmente priva di imbarazzo, forte di una disarmante inconsapevolezza della propria miseranda pochezza.  Ma alle anime più generose, dopo la prima ripulsa, appare indifesa  nel suo spregevole aspetto, ultima  creatura reietta, e allora sorge il desiderio di giustificarla, proteggerla, di scoprirne una qualche bellezza, e in un moto di simpatia, accettarla come rispettabile compagna di viaggio.

Alma Conte

Nelle sue tele talvolta Alma Conte usa la pittura, talvolta questa si sovrappone a collage e ritagli a formare un tutt’uno indistinguibile. I colori sono sobri e misurati, nei toni smorzati, un humus nel quale fluttuano corpi contorti e misteriosi.

Da un moto interno e da nodi profondamente incisi nell’anima nascono le storie di Alma. Di getto, come in un atto liberatorio, nascono personaggi immersi in liquidi e inquietanti scenari. Figure enigmatiche e conturbanti, talora solo vagamente riconoscibili, raccontano storie emblematiche e ci accompagnano nelle riflessioni sui grandi temi della vita. La solitudine, la caducità della materia, le illusioni, le scelte… La condizione umana come quesito irrisolto e irrisolvibile e per questo irrinunciabile.

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Massimo Falsetti

Massimo Falsetti (Roma, 1955)

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Cresce a San Domenico di Fiesole, dove si avvicina precocemente alla pittura, guidato dalla madre e dalla zia, allieve di Pietro Annigoni. In questo contesto entra in contatto con artisti come Antonio Bueno, Sergio Scatizzi, Pietro Annigoni e Nelusco Sarti, che frequentano l’ambiente familiare e contribuiscono alla sua formazione.

Dotato fin da giovanissimo di una notevole abilità tecnica, si distingue nella realizzazione di copie d’autore, ambito nel quale collabora anche con gallerie americane. Trasferitosi a Roma, entra in contatto con la Pop Art italiana, rimanendone profondamente affascinato: da qui nasce l’esigenza di sviluppare una produzione personale, svincolata dall’esercizio della copia.

La sua pittura si orienta verso un linguaggio diretto e cromaticamente acceso, realizzato prevalentemente con acrilici e smalti, spesso su formati di medie e grandi dimensioni.

Marco Cavalieri

Marco Cavalieri vive e lavora a Roma. Espone in varie città italiane e le sue opere sono presenti in collezioni private a Milano, Firenze, Palermo, Forlì, Napoli e Roma.

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La sua arte spazia tra espressionismo e simbolismo, tra il fantastico e l’onirico. Una continua ricerca nella quale l’uomo è al centro di un progetto di indagine interiore. Ultimamente lavora abbinando all’acciaio vari materiali come alluminio, plastiche, legno ed elementi meccanici, creando opere polimateriche.

IBRIDA è il tema di quest’ultimo progetto, ancora in trasformazione, in divenire, in cui l’uomo ricerca una sinergia e una correlazione positiva con la tecnologia delle macchine, dei robot. Opere materiche queste in mostra, dove forte è il desiderio di compenetrazione, alla ricerca di un seppur difficile equilibrio che poi è alla base di questo nostro essere contemporaneo.

“L’interconnessione tra uomo, animale e macchina è il tema di questo mio progetto, in cui presento diverse sculture polimateriche le quali hanno come comune denominatore la fusione tra l’essere vivente e l’automa, da cui il nome IBRIDA.

Le sculture realizzate in acciaio inox, alluminio, plastiche e parti meccaniche in ferro, rappresentano la sintesi di un possibile domani ove l’uomo sempre più sarà chiamato a confrontarsi con il proprio progresso e la propria creatività e con i pericoli e i danni che potrebbero scaturire da menti immature e irresponsabili.

Personalmente non ho preconcetti nè chiusure morali sull’utilizzo della biotecnologia, ad esempio nel settore della medicina, microchip sotto pelle o protesi tecnologiche, dopotutto la ricerca ormai da anni si è indirizzata in questa direzione e ben venga se può aiutare a risolvere malattie rare o sostituire organi vitali danneggiati.

Non è quindi la tecnologia che fà paura, ma l’uso che ne può fare l’uomo. Siamo sempre noi a controllare le macchine e non viceversa.

Dovremo quindi cercare sempre un compromesso e il giusto equilibrio tra le due parti per un armonico vivere e coesistere.”

La pittura di Marco Cavalieri alla Melograno Art Gallery di Livorno

Le opere di Marco Cavalieri ci conducono in un viaggio onirico e affascinante attraverso i labirinti della mente e dell’immaginazione. In questa serie, che comprende titoli evocativi come L’urlo, Nessun luogo è lontano, Piccola paranoia della sera, Tante cose nella mente, Voler volare e Una mattina di dicembre, i protagonisti sono volti e figure circondati da un’esplosione di immagini e simboli.

Ogni dipinto presenta un caos solo apparente: oggetti, ricordi e frammenti di sogno fluttuano in armonia, contornati da colori pastello come l’azzurro, il rosa e il verde. I profili sezionati, spesso autoritratti dell’artista, diventano finestre aperte sul surreale, da cui fuoriescono fiori, utensili, personaggi e situazioni inaspettate. Ogni elemento sembra intrecciarsi in una narrazione sognante e sottile, come se il linguaggio del sogno trovasse una forma visiva.

Cavalieri riesce a rendere tangibile l’indefinito, creando una dimensione dove il reale si fonde con il fantastico. I suoi dipinti non inquietano, ma avvolgono lo spettatore in una dimensione placida e delicata, dove anche il groviglio dell’inconscio appare gentile. Ogni opera è un invito a esplorare i confini tra ciò che conosciamo e ciò che sogniamo, ricordandoci che, in fondo, nessun luogo è lontano.

Maria Teresa Majoli, novembre 2024

Andrea Renda

Andrea Renda lavora utilizzando supporti di polistirolo schermato da una superficie traslucida attraverso la quale appaiono superfici tormentate, scavate, graffiate e incise, dense di colore che si esalta e si moltiplica con la rifrangenza della luce.

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Il filo conduttore è un dialogo continuo, talora una sintonia, talora una contrapposizione tra spirito e materia, tra gesto e segno. Un tentativo di comprensione e rappresentazione della realtà attraverso  un’azione più o meno intenzionale, la cui traccia è una ricomposizione, mediata dal mezzo espressivo esso stesso protagonista, di forze istintive inconsapevolmente guidate.

Digging… Uno scavare fisico nella materia per lavorarla nel colore. Scavare come metafora di ricerca, esterna ed interna a sé, come mezzo di indagine e come manifestazione nel dipanarsi delle possibili soluzioni. Scavare per trovare un tesoro perduto, un paradiso nascosto di antica saggezza. Scavare e rivelare ulcere e piaghe, ferite segrete ed impossibili da sanare finché non si trovi la forza di portarle a nudo. Ora è il colore puro a dominare sgorgando tra i solchi rugosi. Ora scaglie di vetro e metallo luccicano come diamanti o come sale purificatore su una ferita aperta. Scavare per comprendere cosa siamo,  per superare paura o indifferenza, per cercare, come in una miniera, il filone lucente ed il respiro della vita.

Maria Teresa Majoli

Claudio Giulianelli

Claudio Giulianelli è un artista che crea mondi visivi ispirati alle fiabe, popolati da personaggi magici e figure immaginarie che sembrano uscire dai racconti di un tempo antico, ma con un respiro contemporaneo. La sua pittura esplora la fantasia e l’onirico, trasformando ogni tela in una porta verso universi surreali, dove dame misteriose, giullari e creature fantastiche dialogano tra loro e con lo spettatore.

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La sua cifra stilistica è un equilibrio tra delicatezza e ironia, tra comico e tragico, che traspare nei gesti, negli oggetti e negli sguardi dei personaggi. I colori, vibranti e attentamente calibrati, diventano strumenti per costruire atmosfere magiche, evocative e immersivi. Le opere di Giulianelli invitano a un viaggio personale e intimo, stimolando l’immaginazione e l’emozione, e creando una narrativa visiva in cui fantasia e realtà si fondono armoniosamente.

Matteo Fieno

Matteo Fieno è un artista che ha costruito la propria ricerca attorno alla figura femminile, indagata non come cliché estetico ma come presenza viva, complessa, forte. Le sue donne non sono icone leziose: sono corpi reali, attraversati da forza e fragilità, testimoni di un’energia che nasce dentro e si manifesta fuori.

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La sua pittura mescola tecniche diverse e porta sulla superficie tutte le tracce del processo creativo. È l’artista stesso a definire il proprio lavoro come una “materia visiva morbida, quasi fluida”, resa tale dalla contaminazione continua tra acqua, pigmenti e segni grafici. Gocce di colore indefinito, macchie, ditate e sbavature diventano parte integrante dell’immagine, non errori da correggere ma frammenti di verità.

In questi corpi imperfetti Fieno trova un racconto universale: la dignità dell’essere umano che conserva ogni errore come valore costitutivo. Le sue donne sono storie, stati d’animo, stati di resistenza. Attraverso la pittura, l’artista apre un dialogo diretto e senza mediazioni, dove la potenza del segno e la sincerità della materia diventano strumenti per mostrare la forza delle persone reali.

Michela Masini

Michela Masini, artista toscana, coltiva fin da bambina l’amore per l’arte, il colore e i materiali. La sua formazione prende forma al Liceo Artistico, dove studia sotto la guida di maestri come Massimo Micheli, sviluppando una sensibilità attenta e un linguaggio pittorico personale.

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Esperta di antiquariato, negli ultimi anni ha scelto di dedicarsi con maggiore intensità alla pittura, avviando un percorso espositivo che mette in luce la varietà della sua ricerca.

La sua produzione si muove tra due poli espressivi complementari. Da un lato, una natura magica e complice, costruita attraverso rapide e sintetiche pennellate che vibrano di luce e atmosfere fantastiche. Dall’altro, un universo ironico e talvolta pungente, dove sarcasmo, gioco e ribellione danno vita a opere dal sapore piccante e malizioso.
Queste due anime, apparentemente distanti, dialogano e si completano, accompagnando lo spettatore in un viaggio ricco di suggestioni, riflessioni e inattese verità.

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