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Davide Giallombardo

Davide Giallombardo incentra la sua ricerca sulla natura umana, indagata con uno sguardo ravvicinato, diretto, a volte spietato. Le figure che popolano i suoi dipinti emergono dal buio con una presenza intensa: volti segnati, asimmetrici, attraversati da ombre profonde. Sono esseri sospesi tra il reale e l’archetipo, tra la fragilità del corpo e ciò che resta impresso nella memoria emotiva. L’artista ritrae l’uomo nel suo lato più crudo e autentico, catturandone i contrasti, la vulnerabilità, la forza che resiste nel tempo e nella quotidianità.

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Parallelamente alla sua produzione pittorica, da alcuni anni Giallombardo affianca un lavoro digitale che non altera la sua identità artistica. Cambia il mezzo, ma la sostanza rimane intatta: atmosfere oscure, luci soffuse, scenari che sembrano provenire da ricordi lontani o da luoghi immaginati. Le sue immagini digitali evocano una nostalgia antica e senza tempo, popolata da fanciulle eteree, cavalieri, castelli romantici, figure enigmatiche e ritratti conturbanti.

Che lavori con il colore e la materia o con gli strumenti dell’intelligenza artificiale, la poetica dell’artista non muta. Il suo tratto è riconoscibile per la capacità di orchestrare toni cupi e lampi di luce, ombre che inghiottono e bagliori che rivelano, creando ambienti emotivi profondi e complessi. L’opera di Giallombardo vibra di un mistero sottile, di una tensione narrativa e visiva che attraversa tutto il lavoro di Davide Giallombardo: pittura e digitale per esplorare la natura umana tra ombre, luci soffuse e visioni misteriose. Atmosfere intense e profonde.utto il suo percorso. Ed è proprio in questa coerenza poetica, capace di adattarsi ai linguaggi senza perdere forza, che si manifesta la sua cifra più autentica.

Giada Pasini

Giada Pasini ci apre le porte di un universo di colore e allegria, dove icone dei nostri tempi diventano protagonisti di opere dall’energia contagiosa.

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Creatrice dalla fantasia scoppiettante, porta sulle tele i protagonisti più amati della cultura pop, mettendoli in scena in luoghi e situazioni familiari, ma allo stesso tempo sorprendenti, trasformandoli in composizioni equilibrate, piacevoli e divertenti.
Ecco tutta la tribù Paperino in pose inaspettate, che scatenano la fantasia. Leggendarie auto degli anni passati, fumetti storici, miti dell’immaginario collettivo, popolano le sue storie, in cui il tempo sembra fermarsi, e che invitano al sorriso e all’ottimismo.
Si aprono finestre su mondi fantastici, dove la nostalgia si mescola alla modernità e l’umorismo è sempre presente.

Ciro D’Alessio

Ciro D’Alessio è un artista la cui pittura trasmette una luce e un’energia straordinarie, capace di catturare l’osservatore e trasportarlo in un mondo visivo vibrante e sensibile. Nato a Napoli nel 1977, dopo una formazione umanistica e filosofica, D’Alessio ha scelto la pittura come sua strada, inizialmente come autodidatta, per poi perfezionarsi sotto la guida di maestri rinomati della scena pittorica napoletana. La sua arte è un viaggio continuo, con mostre e collettive che lo hanno portato a esporre in tutto il mondo.

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Le opere di D’Alessio sono caratterizzate da massicce macchie di colore, le quali non sono semplicemente pennellate, ma veri e propri blocchi vibranti di energia che l’occhio deve ricomporre. Le sue tele, cariche di toni caldi mediterranei – rossi, azzurri e, soprattutto, il giallo di Napoli, che conferisce un’impronta unica e riconoscibile alle sue opere – evocano paesaggi che si rivelano lentamente nelle pieghe di grandi masse di colore applicate a spatola, con tratti larghi, profondi e corposi. Il termine “larghi” qui può essere inteso come “ampia gestualità”, che riflette la volontà dell’artista di esprimere un flusso emotivo liberatorio.

Queste opere non sono mai statiche; sono un invito a scoprire e a entrare in sintonia con la vitalità, la freschezza e la gioia di vivere che D’Alessio infonde in ogni pennellata. La sua arte ha una qualità immediata e diretta che rispecchia la sua sensibilità, creando un legame empatico con l’osservatore. L’energia dei colori e la libertà della gestualità della spatola sono in grado di restituire l’anima vivace e calorosa della Napoli che D’Alessio ama, una Napoli che si riflette nella sua pittura come una sensazione di calda umanità.

Il suo rapporto con la natura, da sempre un elemento centrale nella sua vita, è il cuore pulsante del suo lavoro. D’Alessio descrive la natura come una forma di libertà, come un’ispirazione costante che gli ha permesso di trasformare le vibrazioni del mondo naturale in colori. Per lui, ogni pennellata è un atto di libertà, un gesto che conserva una connessione intima e sensibile con il soggetto rappresentato. Non è la forma che interessa a D’Alessio, ma la sensazione che essa evoca, una sensazione che diventa il motore della sua arte.

In un’intervista, ha dichiarato: “La natura è sempre stata per me un elemento essenziale di vita. L’ho contemplata, ho provato a comprenderla, a interpretarla. Per me ‘natura’ significa libertà. Sono cresciuto ascoltando i suoi suoni fino a sentire l’esigenza di trasformare quelle vibrazioni in colori. Quando dipingo sento una sorta di connessione con ciò che sto rappresentando. Mi sento come la mia spatola: libero. Libero dalle forme, mai dalle sensazioni.”

Con il suo stile inconfondibile, Ciro D’Alessio continua a stupire e a emozionare, restituendo al pubblico un’arte che non solo si guarda, ma si sente. Una pittura che invita all’introspezione, alla contemplazione, ma soprattutto alla connessione profonda con il mondo e le emozioni che esso suscita.

Maria Teresa Majoli, marzo 2025

Jean Francois Bouron

Jean Francois Bouron

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Originario della Corea, vive adesso a Parigi. Ha esposto negli ultimi anni a Parigi, Berlino, Londra, Abu Dhabi. Autodidatta, dipinge da sempre e l’arte è per lui un bisogno primario.  “Per me la pittura è un mezzo per sfuggire la realtà..” Lavora costantemente sulle tele alla ricerca di un’identità che dichiara di non aver ancora trovato. Al centro della sua attenzione è la figura umana che rappresenta con toni scuri e drammatici alla ricerca delle passioni e dei sentimenti più nascosti.

Soletti

Soletti vive a Bastia, in Corsica.  Il paesaggio, la luce e i colori di questa terra bellissima sono la spinta che muove la sua pittura. Influenzato dall’Ecole Provençale e in particolare da Jean-Baptiste Olive, espone le sue prime opere in Provenza, nel 1969.

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I molti viaggi e le molte esperienze arricchiscono la sua ricerca e affinano il suo intuito che coglie magistralmente immagini dalla bellezza struggente.

E’ una pittura di precisione, che esalta il dettaglio, racconta il particolare in modo minuzioso, puntuale. La luce è vivida e tagliente e l’inquadratura è fotografica. I tratti sono incredibilmente precisi e rigorosi, ma morbidi e leggeri.

Ne scaturisce un realismo caldo, fortemente evocativo. L’abbagliante chiarezza del paesaggio sfuma delicatamente nello splendore di una pittura lirica e vibrante.

Cristina Giammaria

Cristina Giammaria nasce a Roma in una famiglia dove l’arte è presenza quotidiana. Fin da bambina mostra una naturale inclinazione per il disegno, incoraggiata dai genitori, entrambi appassionati di espressione visiva. La frequentazione di mostre e manifestazioni artistiche, in Italia e all’estero, le offre l’occasione di conoscere ambienti creativi e di confrontarsi con linguaggi differenti, stimolando una ricerca personale sempre aperta alla sperimentazione.

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Nel corso del tempo si è avvicinata a diverse tecniche, dalla tempera al collage, dal fumetto all’acrilico, fino a scoprire nell’acquarello la forma espressiva più affine al suo sentire. L’esperienza in atelier con il pittore Pedro Cano segna infatti una tappa decisiva: la leggerezza, la trasparenza e la libertà del colore diluito diventano cifra distintiva del suo lavoro. Segue corsi con Lilia Bevilacqua e partecipa al laboratorio “Fatti di segni e di parole” dell’illustratrice Roberta Angeletti, approfondendo la relazione tra segno e racconto.

Parallelamente all’attività espositiva – tra collettive, personali ed estemporanee a Roma e dintorni – Cristina Giammaria coltiva una costante attenzione per la dimensione educativa. Collabora con associazioni di volontariato e con animatrici per l’infanzia, promuovendo laboratori e attività creative. Dal 2010 tiene corsi di acquarello per adulti e bambini presso l’associazione culturale “In.fatti arte”.

Dal 2012 al 2014 frequenta il corso di pittura acqua e olio del Prof. Luigi Bruno alla Scuola di Arti Ornamentali di Roma, affinando ulteriormente la propria tecnica. È socia dell’Associazione Romana Acquerellisti (ARA), della quale dal 2015 fa parte anche del Comitato Direttivo.

La sua pittura è un incontro tra leggerezza e profondità, tra gesto e intuizione. L’acquarello, nella sua trasparenza, diventa per lei linguaggio poetico e mezzo di dialogo con la realtà, tradotta in immagini delicate, vibranti e luminose.

Federico Cresci

Federico Cresci (Livorno, 1941 – 2022) è stato un pittore dalla profonda sensibilità, capace di trasformare la realtà quotidiana in visione poetica.

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La sua pittura figurativa, caratterizzata da una tavolozza limpida e da un tratto morbido e misurato, si muove tra paesaggi e nature morte, fiori e marine, scogliere e oggetti sospesi in atmosfere intime e silenziose.
Cresci ha saputo restituire alla pittura la dimensione del sogno, lasciando affiorare dietro ogni composizione un mondo interiore fatto di ricordi, desideri e contemplazione. Le sue nature morte non sono semplici studi di forma e luce, ma veri racconti visivi in cui il tempo sembra fermarsi, mentre i paesaggi e i soggetti onirici suggeriscono un significato nascosto, un dialogo segreto tra realtà e immaginazione.
La sua opera, sospesa tra tradizione e lirismo personale, continua a emozionare per la capacità di evocare, con pochi elementi essenziali, la poesia delle cose semplici e l’incanto del quotidiano trasfigurato.

Davide Robert Ross

Davide Robert Ross

“I ritratti e le figure di questa esposizione di quadri, intitolata Il Tratto Dipinto, sono il racconto di un percorso che l’artista compie, con i suoi mezzi espressivi, nella raffigurazione di attimi sfuggevoli ma di grande intensità emotiva. Non c’è nulla di celato o metaforico, arriva subito chiaro che ciascun ritratto o figura, oggetto, apre percorsi sensoriali dove riconoscersi e rivedersi, non tanto nella somiglianza fisica, ma nell’aver vissuto gli stessi attimi, stati d’animo, sguardi, desideri, che vediamo esprimersi da questi dipinti.

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Davanti a questa spiazzante sincerità, entra in gioco l’artista che, con il suo particolare modo di dipingere, riesce ad espandere queste sensazioni, in tutta l’ opera, con pennellate rettilinee, decise, armonizzate dalle fini trasparenze, ci rivelano una pittura dinamica, nervosa, travagliata, impaziente, che si traduce in un’ immagine non certo idilliaca, ma piuttosto si traduce in un senso di decadenza, caratteristica dei nostri tempi, inchinandosi alla regola fondamentale: l’Arte deve essere espressione della nostra contemporaneità, altrimenti perderebbe la sua funzione e si ridurrebbe ad una compiacente copertina patinata.

Arrivando al cuore, cioè il valore artistico di Il “Tratto Dipinto”, questo titolo potrebbe sembrare metaforico, ma in realtà è molto descrittivo e concreto, e deriva dalla personale ricerca di Ross di conservare la stessa immediatezza e potenza che ha il tratto di un disegno nell’ attimo in cui si inizia a rendere concreto il pensiero, cioè fin dai primi segni che prendono vita con il tratto della matita.

Spesso questa spontaneità, viene perduta nel passaggio successivo, cioè dipingendo, magari a favore di una maggior precisione, oppure perchè l’ artista decide per un tipo di resa pittorica più convenzionale.

Nella pittura di Ross, si nota però una volontà, non solo di conservare, ma anche di amplificare la naturale potenza espressiva del disegno, riproponendone la naturalità con i pennelli, al punto che, in alcuni casi, somigliano più a degli schizzi che ad un dipinto.

Il tutto è ben bilanciato e amalgamato, da una regia sicura delle proprie abilità e dal suo chiaro obbiettivo: dipingere il Tratto!”

Davide Robert Ross

 

Alessandro Danzini

Il vento plasma la roccia, danza con le nuvole, inquieta il mare e dipinge nuovi orizzonti.

Alessandro Danzini, nato a Pisa nel 1974 e cresciuto a Livorno, è un artista che da sempre osserva con intensità il paesaggio toscano, rendendolo il protagonista assoluto delle sue opere. Da un’analisi accurata della tradizione pittorica della scuola toscana, Danzini è approdato a un linguaggio personale, in cui l’arte non si limita a rappresentare, ma esplora le forze che plasmano la natura. Il titolo della sua nuova mostra, Dove soffia il vento, richiama il dinamismo della natura, dove ogni elemento – dal cielo alle rocce, dal mare alla vegetazione – è modellato incessantemente dalla forza del vento.

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In questa serie di dipinti, Danzini non si limita a ricreare il paesaggio toscano con un realismo dettagliato. La sua arte va oltre, proponendo visioni intime e drammatiche, in cui l’accettazione della precarietà della vita si fonde con la potenza della natura. La roccia, in particolare, diventa il soggetto centrale: aspra e tormentata, appare lacerata dal continuo confronto con gli agenti atmosferici. Le sue superfici raccontano storie di erosione, di forze che agiscono senza sosta, senza pietà, ma anche di una bellezza che nasce dalla distruzione. La luce gioca sulle ferite delle rocce, facendo emergere spettacolari variazioni cromatiche, che rivelano la magnificenza di ciò che il vento e il mare hanno creato.

Il cielo, carico di nuvole che sembrano in costante movimento, è un altro protagonista fondamentale di questa narrazione. L’aria, che trasporta la bellezza del paesaggio, è anche il mezzo attraverso cui ogni elemento viene trasformato, e l’artista cattura la dinamica di questo processo. In Danzini, il vento non è solo una presenza fisica, ma un agente che dona vita a un continuo mutamento, conferendo ai paesaggi una qualità quasi surreale, sospesa tra il reale e l’irreale.

Questa nuova visione della natura, esasperata e al contempo sublime, invita lo spettatore a riflettere sulla transitorietà della vita. La roccia che si sgretola, il mare che erode le sue sponde, e il cielo che si trasforma incessantemente sono immagini potenti che ricordano quanto la bellezza e la fragilità siano intimamente legate. Dove soffia il vento diventa così un inno alla forza trasformativa della natura e alla consapevolezza che, in questo processo perpetuo di cambiamento, anche noi siamo solo piccole parti di un disegno universale in continua evoluzione.

Abbandonandosi alla contemplazione di queste opere, lo spettatore è invitato a riconoscere l’incredibile bellezza di un mondo che si costruisce e si distrugge, senza mai fermarsi. Un mondo che continua a cambiare, a plasmarsi, a resistere – un mondo che, come la roccia sotto la spinta del vento, ci racconta la storia eterna della natura e della vita stessa.

Maria Teresa Majoli, marzo 2025

Mary Cappiello

Mary Cappiello ci conduce in un universo apparentemente astratto, ma costruito con una logica rigorosa e una sensibilità profondissima. Le sue composizioni, fatte di cerchi, linee e strutture leggere, si dispongono con armonie che ricordano la fillotassi della natura: quell’ordine misterioso e perfetto con cui le foglie si dispongono sui rami, i semi nei girasoli, i petali nei fiori. Nulla è casuale: tutto obbedisce a un’intelligenza sottile, a una bellezza interiore che si svela lentamente.

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I colori sono tenui, iridescenti, spesso metallici. Gialli, verdi e rosa si inseguono in sfumature leggere, che sembrano sospese in uno spazio senza tempo. A prima vista ci sembrano pianeti, bolle di sapone, cellule o note musicali: si muovono nell’aria, esplodono o si ritirano, si aggregano, si liberano. In alcune opere sembrano imprigionate da gabbie sottili, da griglie o reticoli che cercano di contenerle, ma da cui la loro energia creativa tenta di fuggire.

Queste forme sognanti, aperte, evocative, diventano per lo spettatore portali per mondi infiniti, visioni interiori e poetiche che ciascuno può percorrere in modo diverso. L’astrazione qui non allontana: invita, accoglie, svela.

La serie degli alberi, poi, è un inno silenzioso alla vita latente. I rami nudi non sono morti: sono in attesa, pronti a fiorire. E nel loro intreccio, tra le linee che li compongono, si aprono squarci di luce, atmosfere intime, paesaggi dell’anima.

Mary Cappiello ci offre, con dolce fermezza, una pittura meditativa e raffinata, in cui il pensiero si fa forma, il colore emozione, la geometria intuizione. Un’arte che non urla, ma resta.

Maria Teresa Majoli, maggio 2025

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