Descrizione
Tecnica mista su tavola, cm. 100×60
n Generazioni in transizione, Mauro Gazzara porta la sua ricerca dentro una dimensione nuova e radicale: non più il volto isolato, scavato, ossidato, ma due figure che condividono lo stesso spazio senza riuscire a incontrarsi. Due corpi che si appoggiano l’uno all’altro, come se avessero bisogno di sostegno, ma che non si guardano. È una vicinanza che non diventa relazione, un contatto che non diventa dialogo. Una transizione, appunto: un passaggio incompiuto.
Le teste rasate, prive di capelli, evocano una nascita che non è nascita: sembrano neonati, ma hanno già la postura e la tensione dell’adolescenza. Sono esseri “appena arrivati” e già feriti. Le tracce rosse sulla pelle — segni, graffi, ossidazioni — sono la cifra di Gazzara: interventi che non decorano, ma incidono. Sono il tempo che lascia il suo marchio, la vita che attraversa il corpo, la memoria che si deposita come una ruggine sottile. Ogni segno è un passaggio, un trauma, un cambiamento.
Lo sfondo di terra arida, screpolata, è un elemento primordiale: è la materia originaria da cui tutto nasce e a cui tutto ritorna. È un paesaggio che non accoglie, ma espone. Un luogo che non protegge, ma rivela. Le figure emergono da questo terreno come se fossero parte della stessa sostanza: esseri umani che portano addosso la fragilità del mondo che li ha generati.
Gazzara lavora sulla decostruzione dell’immagine per far emergere l’essenza. Qui l’essenza non è nel volto, ma nella relazione mancata. Nella dipendenza che non diventa incontro. Nella vicinanza che non diventa comprensione. È una riflessione sulla condizione umana contemporanea: generazioni che si sfiorano senza capirsi, che si sostengono senza comunicare, che vivono nello stesso spazio ma non nella stessa esperienza.
In Pezze al cubo, Generazioni in transizione diventa un’immagine potente del presente: un mondo che cambia troppo in fretta, identità che nascono già ferite, legami che si appoggiano ma non si intrecciano. È un’opera che parla del passaggio, della fragilità, della difficoltà di crescere in un tempo che non offre appigli.
Due corpi che si toccano senza vedersi. Due vite che iniziano già in transizione.
Maria Teresa Majoli, settembre 2026








