Descrizione
Tempera su tela, cm. 60×120
Unframed
Un quadro che racchiude in sé l’essenza della sua pittura: il mare come universo interiore, forza viva, luogo di visione e di memoria.
L’opera ci travolge sin dal primo sguardo con il bianco della spuma, l’azzurro quasi accecante dell’acqua, la luce gialla smorzata che filtra come attraverso la nebbia di un’alba marina. È una visione che appare velata, come osservata dietro il vetro appannato di un oblò, o attraverso gli spruzzi che colpiscono la maschera da sub o la plancia di un motoscafo in corsa. Una pittura che non si limita a rappresentare, ma coinvolge: ci porta in mezzo alle onde, ci avvolge nella brezza, ci rende parte di un paesaggio in movimento.
La forza di Colantonio sta proprio qui: nella capacità di tradurre in pittura un’esperienza vissuta, sentita, amata. Il mare non è solo soggetto, ma compagno di viaggio. Ogni pennellata sembra custodire la memoria di una traversata, l’eco di una rotta, il respiro del mare stesso.
Il quadro rappresenta un’intera poetica. È la sintesi di un lungo percorso pittorico e personale, che Colantonio conduce da decenni, trasformando la sua intima relazione con il mare in un linguaggio pittorico denso di atmosfera. Le sue opere, infatti, non illustrano: evocano. Ogni riflesso, ogni vibrazione della superficie, ogni tonalità è scelta per suscitare un’emozione, per aprire uno spiraglio sull’invisibile.
Colantonio lavora sulla luce come su un sentimento. I suoi cieli e le sue acque si compenetrano, i confini si fanno porosi, i contorni sfumati. Il mare è visto da dentro, come se ci trovassimo noi stessi immersi, a galleggiare tra cielo e abisso. La pittura, raffinata e sobria, non indulge mai nella decorazione o nel virtuosismo: punta dritta al cuore delle cose.
Pittore di grande rigore e sensibilità, Colantonio ci offre una visione poetica e coinvolgente del mare, che è insieme luogo reale e metafora dell’esistenza. Con questo quadro, ci invita a perdere l’equilibrio sulla riva e a lasciarci trascinare, anche solo per un attimo, nell’infinito respiro delle onde.
Maria Teresa Majoli, luglio 2025









