Descrizione
Olio su tela, cm. 100×90
Maurizio Pupilli ci conduce in un bosco visto in controluce. A prima vista non distinguiamo nulla: la luce abbagliante nasconde i dettagli, proprio come accade quando lo sguardo si perde contro il sole. Poi, lentamente, iniziano ad affiorare i rami, i tronchi contorti, le masse che si sono formate là dove la mano dell’uomo ha inciso con potature e tagli, modificando il corso naturale della crescita. Siamo immersi in un intrico vegetale, il nostro sguardo si alza verso l’alto e incontra un sole che oscura tutto, che dissolve i colori, trasformandoli in vibrazioni, in bagliori, in bolle luminose là dove la chioma si dirada.
La maestria pittorica di Pupilli riesce a restituire questo paradosso: la troppa luce che ci acceca, e insieme la rivelazione lenta, quasi meditativa, di una forma che si svela solo a chi sa aspettare. È un’esperienza di radici e di luce: le radici degli alberi che si contorcono nel tempo, portando in sé le cicatrici degli interventi subiti, e la luce che trasfigura la loro memoria, trasformandola in visione astratta.
La ricerca di Maurizio Pupilli si fonda su una personale interpretazione del puntinismo, inteso non come mera tecnica, ma come pratica lenta e meditativa. Ogni punto è un respiro, un frammento di luce che, insieme agli altri, costruisce una vibrazione cromatica. La superficie del quadro diventa così un campo vivo, attraversato da minimi scarti di tono e da infiniti passaggi che generano l’immagine.
Il suo linguaggio si è progressivamente distaccato dalla figurazione tradizionale per approdare a una dimensione essenziale e rarefatta. Le forme non sono descritte, ma suggerite: appaiono come presenze che emergono dal ritmo dei punti, dal dialogo continuo tra pieni e vuoti, tra densità e trasparenze. È un processo che non impone, ma lascia affiorare.
La pittura di Pupilli nasce da tempi lunghi, da gesti pazienti e costanti. Non c’è improvvisazione, ma un fluire controllato che trasmette un senso di armonia interiore. Ogni opera diventa esperienza di contemplazione, uno spazio dove la luce non solo illumina, ma costruisce e trasfigura.
In questa pratica rigorosa e al tempo stesso poetica, la natura è presenza costante: rami, radici, intrecci vegetali non sono semplici soggetti, ma pretesti per esplorare la relazione fra visibile e invisibile, fra forma e dissolvenza. È una pittura che ci invita a rallentare, a guardare davvero, a cogliere la vita sottile che vibra in ogni frammento di colore.
Maria Teresa Majoli, agosto 2025









