Descrizione
Olio su tavola, cm. 40×30
… In questa opera, Mara Di Campli porta al massimo la sua capacità di creare un dialogo muto, sospeso, carico di significato. La scena è semplice, quasi essenziale: una bambina e una volpe, una accanto all’altra, illuminate da una luce che sale dal basso e accende i loro volti.
Ma ciò che accade è tutt’altro che semplice.
La bambina si è voltata di scatto: i piedini restano rivolti in avanti, il corpo non ha ancora seguito il movimento, ma il viso sì. La volpe, accanto a lei, fa lo stesso. Entrambe guardano qualcosa fuori campo, qualcosa che ha attirato la loro attenzione e forse anche il loro giudizio. È come se un elemento esterno fosse entrato improvvisamente nella loro intimità, turbando per un attimo la loro amicizia silenziosa.
La bambina ha un viso aguzzo, quasi da piccola volpe. La volpe, al contrario, sembra una bambina: la sua coda morbida si rintana dietro le gambe della piccola, come un gesto di pudore o protezione. È un gioco di specchi, di identità che si sfiorano e si scambiano, di somiglianze che diventano racconto.
La luce dal basso crea un’atmosfera teatrale, quasi da scena colta all’improvviso. Non sappiamo cosa stiano guardando, ma sappiamo che è importante per loro. E in questo non-detto, in questo spazio lasciato allo spettatore, si apre la vera forza dell’opera.
Maria Teresa Majoli









