Descrizione
Acrilici e collage di acrilici su tela, cm. 50×70
L’opera di Laura Ruberto si presenta come una riflessione visiva sul ritmo, sulla dissonanza e sulla possibilità di trasformare il caos in armonia.
La sua ricerca, da sempre fondata sulla stratificazione materica e sulla memoria dei materiali, trova in questo contesto un terreno fertile per dialogare con l’essenza stessa del jazz: un linguaggio che vive di contrasti, improvvisazioni, tensioni e aperture inattese.
Ruberto costruisce le sue composizioni come partiture irregolari, dove ogni elemento – stoffe, carte, metalli, pigmenti, frammenti recuperati – diventa una nota, un accento, un respiro. Nulla è decorativo: ogni materiale porta con sé un vissuto, una storia, un tempo sedimentato che l’artista riattiva attraverso il gesto. La superficie diventa così un campo di forze, un luogo in cui la materia non è mai neutra ma vibra, si oppone, si sovrappone, si lascia attraversare.
In quest’opera, la presenza dei fili rossi introduce una linea di lettura immediata: essi scorrono come un rigo musicale libero, spezzato, capace di unire e separare, di suggerire un ritmo che non si lascia imbrigliare. Sono traiettorie che ricordano l’improvvisazione jazzistica, quella capacità di muoversi dentro e fuori la struttura, di creare senso proprio nel momento in cui si rischia la dissonanza. Il rosso diventa così un segno vitale, un filo narrativo che attraversa la complessità della composizione e ne rivela la pulsazione interna.
Le forme, apparentemente in contrasto, si urtano e si cercano, generando un equilibrio che non è mai statico. Come nel jazz, la tensione non è un errore ma un motore creativo: è ciò che permette alla melodia di emergere, alla struttura di respirare, alla composizione di trovare un proprio ordine interno. Tra caos e ritmo affiora una melodia visiva, un’improvvisazione che non rinuncia alla profondità emotiva.
L’opera diventa così un ponte tra gesto e costruzione, tra materia e racconto. Ruberto non rappresenta il jazz: lo traduce in un linguaggio visivo che ne conserva l’essenza – la libertà, la complessità, la capacità di trasformare l’inaspettato in bellezza. È un invito a guardare, ascoltare e lasciarsi attraversare.
Maria Teresa Majoli, marzo 2026








