Descrizione
Olio su tela, cm. 125×110
Impatientia temporis
Il tempo sembra scorrere sempre più velocemente, tanto da apparire impaziente di concedersi, di fermarsi, di lasciare spazio all’esperienza. È da questa sensazione, tanto comune quanto difficile da afferrare, che prende avvio Impatientia temporis di Gianni Baccàro.
L’artista napoletano, cosmopolita nella visione, costruisce una pittura stratificata nella quale figurazione, astrazione e materia convivono attraverso immagini e simboli che appartengono a epoche differenti. Il passato non è memoria immobile, ma una presenza che continua a riemergere nel presente.
Baccàro parte da una considerazione apparentemente semplice: il tempo non è cambiato. Un’ora conserva i suoi minuti, una settimana i suoi giorni, un anno i suoi mesi. Eppure siamo noi a percepirlo diversamente, sottoponendolo a traguardi, urgenze e attese. Vorremmo talvolta fermarlo e, nello stesso momento, sembriamo scuotere violentemente la sua clessidra per arrivare più rapidamente a ciò che desideriamo.
In quest’opera il tempo non viene rappresentato attraverso un’immagine univoca, ma attraverso una sorta di apparato scenico nel quale convivono epoche, forme e presenze simboliche. Un accenno di fregio di un tempio greco, una figura umana, fauci spalancate, farfalle, gigli: elementi diversi che non compongono una narrazione da decifrare, ma una geografia nella quale orientarsi.
È una geografia senza una vera linea temporale, perché l’arcaico può essere ancora presente e il futuro può già abitare il presente. Le cose si disfano e si rifanno, mentre l’uomo attraversa una commedia senza inizio e senza fine.
Ed è qui che l’impazienza del tempo sembra trasformarsi nella necessità opposta: quella della pazienza. Una pazienza capace di osservare gli eventi, di attraversare ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà, recuperando anche le strade trascurate e i luoghi mai conosciuti.
Quando l’ultimo granello sarà caduto, resterà una sola possibilità: capovolgere la clessidra. Non per tornare indietro, ma per ricominciare.
Maria Teresa Majoli, settembre 2026










